
Scopri cosa fanno le ong e migranti: una guida pratica su accoglienza, normative e come il tuo volontariato può fare la differenza.
Quando parliamo di ONG e migranti, tocchiamo il cuore di un impegno che cambia le vite. Queste organizzazioni sono il primo abbraccio per chi arriva sulle nostre coste dopo viaggi disumani. Non offrono solo beni di prima necessità, ma qualcosa di ancora più prezioso: la speranza di un nuovo inizio.
Andiamo dritti al punto per capire il ruolo vitale delle Organizzazioni Non Governative (ONG) al fianco dei migranti. Il loro impegno va ben oltre le notizie sui salvataggi in mare. Quelli, per quanto fondamentali, sono solo l'inizio di una storia molto più grande.
Immagina una catena di supporto che si attiva nel momento esatto di uno sbarco e continua fino a costruire un futuro. Le ONG sono il primo volto amico che una persona incontra: distribuiscono cibo, acqua, coperte e offrono le prime cure mediche, rispondendo ai bisogni più urgenti di chi è spesso sfinito, ferito o sotto shock.

Ma questo primo, essenziale gesto di umanità è solo l'inizio di un cammino molto più lungo e strutturato.
Il sistema di accoglienza italiano è una macchina complessa e spesso sotto pressione. Alla fine del 2023, le strutture ospitavano 142.233 persone tra centri di prima accoglienza, sistema SAI e hotspot. Questo numero ci fa capire quanto le ONG siano indispensabili per sostenere il sistema pubblico, gestendo servizi essenziali e alleggerendo il carico delle istituzioni.
Per capire meglio la vastità del loro impegno, ecco una tabella che riassume le principali aree di intervento.
Una tabella riassuntiva che illustra i diversi tipi di supporto offerti dalle ONG ai migranti in ogni fase del loro percorso.
Fase del percorso | Tipologia di intervento delle ONG | Esempio pratico |
|---|---|---|
Arrivo e prima accoglienza | Assistenza immediata e sanitaria | Fornire coperte, acqua, cibo e primo soccorso medico nei punti di sbarco. |
Procedura d'asilo | Supporto legale e burocratico | Aiutare una persona a compilare la domanda d'asilo e prepararsi per l'incontro con la Commissione Territoriale. |
Permanenza nei centri | Mediazione e supporto psicologico | Offrire ascolto e supporto psicologico per superare i traumi e facilitare la convivenza con mediatori culturali. |
Integrazione | Formazione e inclusione sociale | Organizzare corsi di lingua italiana, orientamento al lavoro e attività sportive o culturali con la comunità locale. |
Questa tabella mostra come il lavoro delle ONG sia stratificato e si adatti costantemente ai bisogni reali delle persone, seguendole passo dopo passo.
Il loro contributo è un mosaico di azioni che toccano aspetti delicati della vita di una persona:
Assistenza legale e burocratica: Aiutano i migranti a orientarsi nel complesso mondo della richiesta d'asilo, spiegando diritti e doveri.
Supporto psicologico: Offrono uno spazio sicuro per elaborare i traumi subiti durante il viaggio e le difficoltà del nuovo inizio.
Mediazione culturale: Creano ponti tra i migranti e le comunità locali, superando le barriere linguistiche e culturali.
Integrazione sociale: Creano opportunità concrete come corsi di italiano, formazione professionale e iniziative che favoriscono l'incontro.
Il vero obiettivo non è solo salvare vite, ma aiutare a ricostruirle. Ogni azione, dal bicchiere d'acqua al corso di formazione, è un mattone per costruire un nuovo futuro.
Andare oltre le notizie superficiali significa scoprire la straordinaria macchina umana che si attiva ogni giorno grazie a operatori e volontari. Questo mondo è fatto di azioni che, una dopo l'altra, cambiano la realtà.
Per chi, come te, vuole capire meglio questo settore o dare il proprio contributo, è importante conoscere la diversità di queste realtà. Esistono infatti molti tipi di organizzazioni no-profit, ognuna con una missione unica.
Capire come funziona questa rete di supporto è il primo passo per trasformare il desiderio di aiutare in un'azione consapevole. E chissà, magari in un'esperienza di volontariato che può diventare un'occasione unica di crescita e impatto sociale.
Quando pensiamo alle ONG che aiutano i migranti, l'immagine che ci viene in mente è quasi sempre quella di un salvataggio in mare. È un'immagine potente, ma rappresenta solo il primo atto di una storia molto più complessa. Non tutte le organizzazioni fanno la stessa cosa. Ognuna si specializza per rispondere a bisogni diversi, tessendo una rete di supporto che accompagna le persone in ogni tappa del loro viaggio.
Per capire meglio, usiamo un'analogia. Immagina un grande ospedale. C'è il pronto soccorso per le emergenze. Ci sono i reparti di prima assistenza, che offrono le cure iniziali. E infine, ci sono i centri di riabilitazione, che aiutano le persone a rimettersi in piedi e tornare alla vita di tutti i giorni.
Il mondo delle ONG che lavorano con i migranti funziona in modo molto simile. È un ecosistema vivo, dove ogni "reparto" ha un ruolo insostituibile.
Le organizzazioni specializzate in ricerca e soccorso (SAR, Search and Rescue) sono il nostro "pronto soccorso" in mezzo al mare. Il loro compito è intervenire dove la vita è appesa a un filo, pattugliando le rotte migratorie del Mediterraneo per salvare chi si trova su imbarcazioni insicure.
Questi team operano in condizioni estreme, spesso affrontando complesse questioni legali e politiche. Di fatto, rappresentano l'ultimo baluardo contro la morte per migliaia di uomini, donne e bambini.
Una volta a terra, inizia una nuova fase, altrettanto delicata. Qui entrano in gioco le ONG che operano negli hotspot e nei centri di prima accoglienza. Proprio come i reparti di un ospedale, si occupano di bisogni immediati e vitali:
Assistenza medica e sanitaria: forniscono cure per ferite, disidratazione e malattie, con un'attenzione speciale per donne incinte e minori.
Supporto legale: offrono le prime, cruciali informazioni su come funziona la richiesta d'asilo, aiutando le persone a orientarsi in una burocrazia sconosciuta.
Sostegno psicologico: mettono a disposizione psicologi e mediatori culturali per aiutare a elaborare i traumi profondi lasciati dalla fuga e dal viaggio.
Questo tipo di supporto fa la differenza, soprattutto per i più vulnerabili. Una parte importante di chi arriva in Italia è composta da minori, molti dei quali viaggiano con famiglie in fuga da guerre, violenze o crisi. Secondo diversi report, questi nuclei familiari possono rimanere bloccati per mesi, se non anni, nei centri di accoglienza. Questo dato ci fa capire quanto sia essenziale un supporto continuo. Per approfondire, puoi leggere l'analisi su come la migrazione influisce sui minori in Italia sul sito de Il Sole 24 Ore.
L'intervento delle ONG a terra trasforma la sopravvivenza in accoglienza. È il momento in cui una persona smette di essere solo un "migrante" per tornare a essere un individuo con una storia, diritti e dignità.
L'ultima fase è anche la più lunga e sfidante: l'integrazione. Qui troviamo le ONG che potremmo paragonare ai centri di riabilitazione. Il loro obiettivo non è solo accogliere, ma fornire gli strumenti per costruire un futuro autonomo nella nuova comunità.
Queste organizzazioni si concentrano su percorsi concreti:
Apprendimento della lingua italiana: il primo, indispensabile passo per ogni forma di inclusione.
Formazione e inserimento lavorativo: orientamento, bilancio delle competenze e tirocini per facilitare l'ingresso nel mondo del lavoro.
Inclusione sociale: attività culturali, sportive e incontri con la comunità locale per abbattere i muri della diffidenza e creare legami veri.
Avere chiara questa suddivisione di ruoli è fondamentale se vuoi dare una mano. Che tu stia studiando medicina, lingue o legge, c'è un posto specifico dove le tue competenze possono davvero fare la differenza. Se cerchi un impegno più strutturato, potresti anche valutare percorsi come i Corpi Civili di Pace, un'alternativa al servizio civile, pensati per operare in contesti di conflitto e post-conflitto.
Parlare di leggi sull'immigrazione può sembrare complicato, ma è essenziale per capire perché le ONG e migranti agiscono in un certo modo e quali sfide devono superare ogni giorno.
Pensiamo a queste regole non come a testi astratti, ma come alle linee guida di un campo da gioco dove ogni mossa ha un impatto sulla vita delle persone. La sfida per le ONG è muoversi con intelligenza all'interno di questo campo, usando ogni strumento normativo per proteggere e assistere chi è più vulnerabile.
Tutto parte da un principio fondamentale della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: chiunque ha il diritto di cercare asilo in altri paesi per fuggire dalle persecuzioni. Questo è il faro che guida il lavoro umanitario, ma la sua applicazione pratica dipende da un intreccio di leggi nazionali ed europee.
Una delle regole più importanti in Europa è il Regolamento di Dublino. In parole semplici, stabilisce che il primo Paese europeo in cui una persona viene identificata è responsabile di esaminare la sua richiesta d'asilo.
Cosa significa in pratica? Se una persona sbarca in Italia, è l'Italia a dover gestire la sua domanda, anche se sognava di raggiungere un parente in Germania o Svezia. Questo crea una pressione enorme sui paesi di primo approdo come Italia, Grecia e Spagna, e spiega perché il lavoro delle ONG sia così cruciale proprio qui.
Lo schema qui sotto mostra bene come l'azione di un'ONG si inserisca in questo percorso.

Come vedi, è un percorso a tappe: si parte dall'emergenza del soccorso e si lavora per costruire un'autonomia reale, sempre nel rispetto delle leggi.
Di recente, l'Unione Europea ha approvato il Patto su Migrazione e Asilo, un tentativo ambizioso di riscrivere le regole per tutti gli Stati membri. L'obiettivo è creare un sistema più giusto ed efficiente, ma le sue implicazioni sono enormi e la sua attuazione è ancora tutta da vedere.
Questo nuovo patto introduce novità importanti, come procedure più veloci ai confini e un meccanismo di "solidarietà obbligatoria" ma flessibile. In breve, i Paesi che non sono di frontiera potranno scegliere se accogliere un certo numero di richiedenti asilo o contribuire con fondi e risorse.
Il quadro normativo non è fermo, ma in continuo movimento. Per le ONG, questo significa doversi adattare costantemente, interpretare nuove leggi e trovare soluzioni creative per continuare a garantire protezione e dignità.
Perché tutto questo dovrebbe interessarti? Se studi giurisprudenza, scienze politiche o relazioni internazionali, un'esperienza sul campo con una ONG è una lezione pratica che nessun libro può darti. Vedrai con i tuoi occhi come una direttiva europea si trasforma in un colloquio con un avvocato o in una pratica di accoglienza.
Capire queste dinamiche ti permette di trasformare un gesto di aiuto in un'azione consapevole e strategica. A questo proposito, potresti trovare utile il nostro approfondimento su come funziona il servizio civile in Italia e le opportunità che offre.
Quando si parla di ONG e migranti, il dibattito si scalda facilmente, dividendo l'opinione pubblica. Le Organizzazioni Non Governative si trovano spesso al centro di narrazioni complesse e a volte di vere e proprie accuse, che possono disorientare chi vorrebbe solo capire meglio o dare una mano.
L'obiettivo qui non è darti risposte preconfezionate, ma offrirti una bussola per navigare tra queste critiche con lucidità.
Saper leggere queste controversie è un passo fondamentale per diventare un volontario più consapevole. Solo capendo la complessità del quadro generale potrai scegliere con sicurezza organizzazioni che, come i partner di A Casa Loro, lavorano con serietà, etica e trasparenza.
Una delle critiche più comuni è che le ONG nel Mediterraneo agiscano come un "pull factor", cioè un "fattore di attrazione" che spingerebbe più persone a partire. L'idea è che la presenza delle navi di soccorso convincerebbe le persone che la traversata sia meno pericolosa, incoraggiandole a tentarla.
Questa teoria, però, è molto contestata. Le ricerche sul campo raccontano un'altra storia. Diversi studi mostrano che a spingere le persone a partire sono fattori ben più grandi: guerre, instabilità politica, crisi climatiche e la violazione dei diritti umani nei Paesi di origine e di transito.
La scelta di affrontare un viaggio così drammatico è quasi sempre un atto di disperazione, non un calcolo basato sulla probabilità di essere soccorsi. La spinta a scappare nasce da ciò che ci si lascia alle spalle, non da ciò che si spera di trovare in mare.
In parole povere, le persone fuggono da condizioni di vita insostenibili. Le ONG non creano la crisi, ma intervengono per limitare le conseguenze di una tragedia umanitaria già in atto.
Un altro punto caldo riguarda i fondi. Da dove arrivano i soldi delle ONG? E come vengono usati? Sono domande legittime, a cui le organizzazioni serie sanno e devono rispondere con chiarezza.
La maggior parte delle ONG che lavorano con i migranti si sostiene con un mix di fondi:
Donazioni da privati: Contributi di singoli cittadini, raccolti tramite il 5x1000 o campagne specifiche.
Fondi pubblici: Molte ONG partecipano a bandi nazionali o europei per gestire progetti concreti, come l'apertura di centri di accoglienza o percorsi di integrazione.
Contributi da fondazioni: Sostegno da fondazioni private, italiane e internazionali, che condividono la loro missione.
Le organizzazioni più affidabili non hanno nulla da nascondere: pubblicano regolarmente i loro bilanci e i report di impatto sociale sui loro siti. Consultare questi documenti è il modo migliore per capire come gestiscono le risorse. La trasparenza è la base del rapporto di fiducia con chi le sostiene.
Per non perdersi in questo labirinto di informazioni, serve un approccio attivo. Non basta schierarsi, bisogna imparare a valutare le fonti e a distinguere i fatti dalle opinioni.
Ecco qualche spunto pratico per costruirti un'opinione solida:
Controlla sempre la fonte: Chiediti chi sta parlando. È un'università, una testata giornalistica autorevole o un blog schierato? La differenza è enorme.
Leggi i dati, non solo i titoli: I titoli sono fatti per colpire e spesso semplificano. Cerca i report originali, leggi come sono state fatte le ricerche e analizza i numeri per avere il quadro completo.
Ascolta più campane: Non fermarti a una sola versione. Confronta il punto di vista delle ONG, delle istituzioni, degli accademici e dei giornalisti indipendenti. Solo così puoi avere una visione a 360 gradi.
Informarsi è il primo, vero passo per dare un aiuto utile e consapevole. È l'unico modo per andare oltre le tifoserie e riconoscere il valore di chi, ogni giorno, lavora per difendere la dignità e i diritti di tutti.
Sei arrivato fin qui, hai capito la complessità del mondo delle ong e migranti e hai navigato tra le loro missioni e le controversie. Ora, probabilmente, ti starai chiedendo: "E io cosa posso fare?". È il momento di passare dalle parole all'azione.
Molti sentono il desiderio di contribuire ma non sanno da dove cominciare. Questa sezione è una guida pratica per trasformare la tua voglia di aiutare in un'esperienza concreta, sicura e che lasci un segno.
Che tu sia uno studente, un neolaureato o un viaggiatore che vuole dare un senso più profondo al suo tempo, ci sono tante strade per impegnarsi. Non devi essere un operatore umanitario esperto per fare la differenza. L'importante è partire con consapevolezza, preparazione e gli strumenti giusti per scegliere il progetto che fa per te.

Non esiste un solo modo per dare una mano. Il volontariato può prendere mille forme diverse, adattandosi al tuo tempo, alle tue competenze e ai tuoi obiettivi. Il segreto è trovare la formula che ti permette di dare il meglio.
Vediamo insieme le modalità più comuni:
Volontariato a breve termine: Dura da una a quattro settimane. È la scelta perfetta se vuoi vivere un'esperienza intensa durante una pausa estiva o dagli studi. Ti permette di dare un supporto mirato in progetti specifici, come un campo estivo per bambini o attività nei centri di accoglienza.
Volontariato a lungo termine: Parliamo di un impegno di diversi mesi, a volte fino a un anno. È un'immersione totale, che ti permette di integrarti nella comunità locale e vedere l'impatto del tuo lavoro nel tempo. È una via scelta spesso da neolaureati o da chi decide di prendersi un anno sabbatico.
Tirocini formativi e CFU: Molte università oggi riconoscono l'enorme valore formativo del volontariato. Ci sono progetti specifici, certificati da community come A Casa Loro, che ti consentono di ottenere Crediti Formativi Universitari (CFU). Un'opportunità fantastica per unire l'impegno sociale al tuo percorso accademico.
Supporto da remoto: Non sempre bisogna fare le valigie. Puoi dare un contributo enorme anche da casa, mettendo a disposizione le tue competenze digitali, linguistiche (pensa alle traduzioni!) o di comunicazione per supportare le attività di un'ONG.
La scelta dipende solo da te. Non c'è un'opzione migliore in assoluto. L'esperienza più efficace è quella che senti tua, che risuona con le tue aspirazioni e ti mette nelle condizioni di dare il massimo, che sia per due settimane sul campo o per sei mesi dietro a un computer.
Una volta che hai un'idea del tipo di impegno, arriva il momento più delicato: scegliere l'organizzazione e il progetto. Per non perderti tra le mille proposte online, è utile avere una bussola. Partire con una community come A Casa Loro, che offre progetti già verificati e un supporto costante, semplifica tutto e ti garantisce sicurezza ed etica.
Se però vuoi fare una valutazione in autonomia, questa checklist pratica ti aiuterà a capire se stai facendo la scelta giusta.
Criterio di valutazione | Cosa verificare | Perché è importante |
|---|---|---|
Trasparenza | L'ONG pubblica bilanci e report? I costi del progetto sono spiegati in modo chiaro? | Ti dà la sicurezza che il tuo contributo (di tempo e denaro) venga usato in modo responsabile. |
Missione e valori | La loro missione è in linea con i tuoi valori? Il progetto risponde a un bisogno reale della comunità? | Lavorare per una causa in cui credi davvero moltiplica la tua motivazione e il tuo impatto. |
Preparazione e supporto | Offrono una formazione prima di partire? C'è un referente sul posto? Un supporto H24 in caso di bisogno? | Partire preparati e con una rete di sicurezza è fondamentale per la tua serenità e per affrontare ogni sfida. |
Ruolo del volontario | Il tuo ruolo e le tue mansioni sono chiari? Le tue competenze verranno davvero utilizzate? | Evita aspettative irrealistiche e ti assicura che il tuo contributo sia davvero utile. |
Scegliere bene è il primo passo per un'esperienza che arricchisca te e la comunità che ti accoglie.
La vera preparazione non riguarda cosa mettere nello zaino. È un lavoro su di sé. Significa arrivare informati sul contesto culturale e sociale, studiare le dinamiche migratorie di quella specifica area e, soprattutto, essere onesti con le proprie aspettative.
Ecco qualche consiglio pratico prima di partire:
Sii flessibile. Le cose raramente vanno come pianificato. La capacità di adattarsi agli imprevisti è la dote più preziosa per un volontario.
Ascolta, prima di agire. Arriverai in una realtà che non conosci. Prenditi del tempo per osservare, ascoltare e imparare dallo staff locale e dalla comunità. Non partire con l'idea di avere già tutte le risposte.
Prenditi cura delle tue emozioni. Lavorare a contatto con storie di sofferenza può essere forte. È fondamentale riconoscere i propri limiti e prendersi dei momenti per ricaricare le energie.
Partire per un'esperienza di volontariato con i migranti è un viaggio che ti cambia dentro. Se vuoi approfondire le opzioni, trovi tanti spunti nella nostra guida su come fare volontariato all'estero. Trasformare il tuo desiderio di agire in qualcosa di concreto, formativo e sicuro è possibile. Basta fare il primo passo con la giusta consapevolezza.
Le statistiche, le leggi, i numeri... sono importanti, ma non raccontano tutta la storia. Spesso lasciano fuori l'elemento più prezioso: quello umano. Dietro ogni cifra c'è un volto, una speranza, una vita che cerca di rimettersi in piedi.
Ecco perché voglio portarti direttamente sul campo, dove l'impegno delle ONG si trasforma in un cambiamento che puoi toccare con mano. Attraverso storie vere, con nomi di fantasia per proteggere la privacy, vedremo come un progetto possa cambiare il destino di una persona. Queste non sono solo storie di aiuto, ma di incontri, legami e una forza d'animo incredibile.

Immagina un piccolo doposcuola a Palermo, gestito da un'ONG locale. Per decine di minori stranieri non accompagnati, quel posto è diventato un faro. Tra loro c'è Karim, arrivato in Italia a 16 anni dopo un viaggio che facciamo fatica anche solo a immaginare. All'inizio era un ragazzo chiuso, diffidente, e la lingua italiana gli sembrava un muro insormontabile.
Quel doposcuola, però, era molto più di un posto dove fare i compiti. Grazie a volontari pazienti come Sofia, una studentessa universitaria, quello spazio si è trasformato in un rifugio. Lì Karim non ha solo imparato a coniugare i verbi; ha riscoperto la fiducia negli altri, ha trovato amici e ha iniziato a sognare un futuro da meccanico.
"All'inizio pensavo solo di aiutarlo con la matematica," racconta Sofia. "Poi ho capito che il mio compito più importante era semplicemente esserci, ascoltarlo. Vedere il suo sorriso il giorno in cui ha preso il diploma di terza media... be', quella è stata la ricompensa più grande di tutte."
Oggi Karim ha 19 anni, lavora come apprendista in un'officina e parla un italiano quasi perfetto. La sua è la prova che il supporto educativo e, soprattutto, umano è la chiave per trasformare un giovane smarrito in un adulto autonomo e integrato nella nostra comunità.
Spostiamoci a Torino, in un laboratorio di sartoria. Qui, un'altra ONG ha dato vita a un progetto di inserimento lavorativo per donne rifugiate. È un luogo dove donne come Amira, fuggita dalla Siria con i suoi due figli, hanno trovato non solo un lavoro, ma una comunità.
Il progetto offre corsi di cucito, design e gestione d'impresa. L'idea è semplice e potente: permettere a queste donne di mettere a frutto talenti che già possedevano. Amira, che nel suo paese era una sarta, oggi è diventata una delle formatrici del laboratorio.
Impatto economico: Le donne ricevono uno stipendio equo, che garantisce loro indipendenza e la possibilità di sostenere le proprie famiglie con dignità.
Impatto sociale: Il laboratorio è un luogo di sorellanza, dove si condividono esperienze, si superano insieme le difficoltà e si ricostruisce una rete di affetti.
Impatto culturale: Le loro creazioni, che fondono stili e tessuti di culture diverse, sono diventate un bellissimo simbolo di integrazione.
La storia di Amira ci insegna che l'integrazione vera passa attraverso la dignità del lavoro e la valorizzazione delle competenze di ogni singola persona.
Queste sono solo due delle tantissime storie che accadono ogni giorno. Mostrano come l'impegno delle ONG non sia un "costo", ma un investimento in umanità e futuro. Se vuoi lasciarti ispirare da altre esperienze, leggi le testimonianze di chi ha vissuto un viaggio a impatto sociale e scopri come un singolo gesto possa davvero fare la differenza.
Prima di concludere questo viaggio nel mondo delle ONG e dei migranti, rispondiamo ad alcune delle domande che probabilmente ti stai facendo. Sono i dubbi più comuni, quelli che vengono a tutti prima di decidere di partire o di sostenere una causa.
Non sempre. Certo, se conosci le lingue (come inglese, francese o arabo), hai esperienza nell'insegnamento o competenze mediche, il tuo profilo sarà molto richiesto.
Tuttavia, in tantissimi progetti le qualità più preziose sono altre: l'empatia, la pazienza, la capacità di ascoltare e un grande spirito di adattamento. Spesso, il dono più grande che puoi fare è il tuo tempo e la tua umanità. Esistono piattaforme che ti aiutano a trovare il progetto perfetto per te, che tu sia uno studente di medicina o un neolaureato in lettere.
Qui la parola d'ordine è trasparenza. Un'organizzazione seria non ha nulla da nascondere. Cerca sempre quelle che pubblicano i loro bilanci annuali e i report di impatto sociale, documenti che dovrebbero essere facili da trovare sui loro siti.
Un buon consiglio è affidarsi a network che preselezionano i progetti. In questo modo hai una garanzia in più, perché le organizzazioni sono già state controllate secondo standard di sicurezza, etica e trasparenza finanziaria. E non avere mai paura di chiedere: come verranno usati i fondi? Cosa copre esattamente la mia donazione?
Sì, assolutamente. A una condizione: deve far parte di un progetto a lungo termine, ben strutturato e gestito da persone del posto. Anche un periodo breve può fare la differenza, magari per dare una mano allo staff locale in un momento di particolare bisogno o per animare un campo estivo per bambini.
L'importante è vedere il volontariato breve come un piccolo tassello in un mosaico molto più grande. E ricorda una cosa: l'impatto più grande, spesso, quest'esperienza lo avrà su di te. Ti renderà una persona più consapevole e un testimone diretto di realtà che da lontano si possono solo immaginare.
Sei pronto a trasformare la curiosità in azione? Con A Casa Loro, trovi decine di progetti di volontariato verificati in tutto il mondo. Avrai il supporto di un team che ti accompagnerà prima, durante e dopo la partenza. Scopri tutti i progetti
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